una piacevole dissertazione

Ogni tanto sui social, mi imbatto in post come quello di Emanuele Mezzasalma, che per una serie di coincidenze mi spingono a elaborare una risposta articolata. Tuttavia, lo spazio disponibile su queste piattaforme non consente interazioni esaustive, quindi eccomi qui a utilizzare uno spazio del mio blog.

È un piacere trovare post e autori con cui, seppur non sempre condividendo le stesse idee, è piacevole interagire. In questi scambi, ognuno espone la propria opinione senza considerarla infallibile o assoluta. Anzi, leggendo e ascoltando opinioni diverse ma esposte per dialogo, ci si può anche riconoscere e così apprendere.

Il post in questione inizia con una frase su cui ho un’opinione diversa: “La Cina opera un imperialismo commerciale, economico, si insinua nelle economie con l’intento di conquistarle.”

A mio modesto avviso, il concetto di “imperialismo commerciale” può essere interpretato in vari modi e le opinioni sulla politica economica della Cina possono differire. Alcuni sostengono che la Cina abbia adottato una strategia economica aggressiva per espandere la sua influenza e ottenere vantaggi commerciali in altri paesi. Al contrario, io ritengo che se è accettato (ormai nell’imprinting del DNA occidentale) che gli Stati Uniti abbiano mano libera nella gestione della geopolitica, allora anche la Cina dovrebbe avere la possibilità di estendere la sua sfera di “interferenze”, indipendentemente se queste siano giudicate buone o cattive, sarà la storia a giudicare. Tuttavia, affermare a priori che tali interferenze siano un “male” è un’operazione di propaganda miope e ingiusta.

È innegabile che la Cina abbia raggiunto una posizione economica importante a livello globale, diventando una delle principali potenze commerciali e un attore di rilievo nei mercati internazionali. La Cina ha instaurato relazioni commerciali e investimenti con numerosi paesi in tutto il mondo, sia in via di sviluppo che più avanzati.

Alcuni critici sostengono che l’approccio economico cinese possa creare una dipendenza economica per i paesi che intrattengono stretti legami commerciali con la Cina, portando potenzialmente a un vantaggio strategico per la stessa Cina.

Tuttavia, è importante considerare che le relazioni economiche internazionali coinvolgono complessità e interessi reciproci. Molti paesi intrattengono rapporti commerciali e investimenti con diversi attori internazionali, compresa la Cina, per ottenere benefici economici condivisi.

Valutare l’influenza economica della Cina e le sue intenzioni richiede un’analisi approfondita che consideri numerosi fattori, tra cui politica, economia, diplomazia e interessi nazionali. Gli esperti e gli studiosi possono fornire prospettive più dettagliate su questa questione, basate sulle informazioni attuali e sulle tendenze osservate.

Per quanto riguarda gli “pruriti imperiali” menzionati nel post, questo termine può essere interpretato in vari modi. Storicamente, l’Impero cinese ha avuto un’espansione territoriale significativa nel corso dei secoli. Tuttavia, nel contesto moderno, la politica estera cinese è oggetto di dibattito e analisi. La Cina ha una politica di sicurezza nazionale e interessi strategici, ma la specifica caratterizzazione di “pruriti imperiali” può essere soggettiva.

Sarebbe interessante confrontare il numero di basi militari statunitensi ed alleate nel mondo con quello del resto del mondo, e ancor più con la Cina, per valutare chi abbia maggiori “pruriti imperiali” e chi sia più preoccupato di perdere alcune posizioni nel proprio “monopoli” personale.

Passando all’argomento dell’Iniziativa Belt and Road (BRI): è parte di una dinamica più ampia, ovvero l’ascesa della moderna Via della Seta. La quota del PIL globale della regione della Via della Seta è aumentata costantemente negli ultimi due decenni, con il commercio e gli investimenti tra le sue 60+ economie in costante crescita. La BRI cinese mira a sfruttare questo slancio. La Belt è un corridoio terrestre che attraversa l’Asia centrale prima di raggiungere l’Europa, collegando due delle più grandi economie del mondo. La strada marittima passa attraverso il Sud-est asiatico, il Sud Asia, il Medio Oriente e l’Africa orientale, una regione che ospita il 42% della popolazione mondiale e il 25% del suo PIL, esclusa la Cina. La BRI ha ampi obiettivi strategici, tra cui sostenere la politica “Go Global” della Cina, aumentare le esportazioni verso i paesi BRI, promuovere la ristrutturazione industriale, rafforzare il ruolo geopolitico della Cina, rafforzare il ruolo globale dello RMB e ridurre l’eccesso di offerta industriale.

Non ci sono prove evidenti che la Cina abbia costretto alcune economie ad aderire all’Iniziativa Belt and Road (BRI) o ad altri programmi geopolitici. Tuttavia, alcuni analisti hanno espresso preoccupazioni riguardo alla trasparenza dei progetti BRI e al potenziale indebitamento dei paesi partecipanti nei confronti della Cina. È importante sottolineare che la partecipazione alla BRI è volontaria e molti paesi hanno scelto di aderire per i potenziali benefici economici.

Su questo argomento, si potrebbero scrivere interi tomi, ma credo che per l’occasione basti quanto sopra.

Il post successivo, invece, ritengo sia frutto di mancanza di conoscenza diretta dei numeri e dei valori relativi agli argomenti. Credo che se si

prendesse il tempo di fare due ricerche sul web, ci si renderebbe conto che la produzione mondiale di pomodori è enorme, e l’Italia copre solo una piccola parte pur rimanendo tra i primi 2-3 produttori mondiali in termini di volume. Con 1,4 miliardi di persone in Cina, se ogni orto avesse anche solo due piante di pomodori, nuoteremmo tutti nel ragù. Aggiungo solo alcune tabelle esplicative a supporto di quest’affermazione. Il

tutto vale anche per altri prodotti, vedi il Vino, verificare quant’è la produzione vinicola della Cina, per avere un idea dei valori in gioco.

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Passando alla vicenda di Jack Ma, o Mr. Alibaba: questa storia è stata dipinta in vari modi e alla fine, la verità si è svelata nuda, come sempre.

Riassumendo sull’argomento che ho già discusso in altri blog, giusto per avere un filo logico: il viaggio verso il successo di Jack Ma è iniziato alla fine degli anni ’90, quando ha fondato Alibaba, una piattaforma di mercato online, nata da una precedente idea che era quella di raccogliere i partecipanti delle varie fiere in Cina, raccogliere la loro partecipazione al catalogo cartaceo sul quale, tipo “Postal Market” industriale, nelle fiere veniva distribuito ai visitatori così potevano con comodo, rivedere la panoramica dei prodotti esposti. Poi passò alla creazione del catalogo in DVD e da lì, al web è stato il passaggio naturale. Il tutto nacque dal suo appartamento a Hangzhou.

Ricordo come a quel tempo, raccoglievo sia il cartaceo che con pochi soldi il dvd …. Dall’avvento del web, nacque il successo di Mr. Ma. Inizialmente, la piattaforma si concentrava sul collegamento dei produttori cinesi con gli acquirenti internazionali. Nel corso del tempo, Alibaba ha ampliato i propri servizi ed è diventata una delle più grandi società di e-commerce al mondo, offrendo un’ampia gamma di servizi come vendita al dettaglio online, cloud computing, sistemi di pagamento, logistica e altro ancora.

Nonostante le sfide iniziali e lo scetticismo, Alibaba è cresciuta rapidamente ed è diventata un attore dominante nel mercato cinese dell’e-commerce. La leadership carismatica e le idee innovative di Jack Ma hanno svolto un ruolo significativo nel successo dell’azienda.

Nel 2014, Alibaba è diventata pubblica con un’offerta pubblica iniziale (IPO) alla Borsa di New York, che è diventata una delle più grandi IPO della storia, raccogliendo miliardi di dollari e consolidando ulteriormente la posizione di Alibaba nel mercato globale.

È interessante notare che nel frattempo, cioè nell’arco di pochi anni, la Cina è passata da un sistema di pagamenti totalmente basato su carta moneta, ad un sistema di predominanza dei pagamenti digitali (consumer), e il buon Mr. Ma aveva il monopolio di un valore che ormai metteva in difficoltà lo stesso sistema bancario. Effettivamente qualcosa di sbilanciato c’era: il sistema andava regolamentato, ma le banche e il potere centrale non potevano e non possono permettersi di perdere le leve di comando che agiscono su valori tali da essere rischiosamente destabilizzanti.

Tutto scorre liscio fino al 2021. Per quanto ne so, l’interruzione nel settembre 2021 ha visto diversi casi degni di nota in cui la società di Jack Ma, Alibaba, e la sua affiliata Ant Group, hanno dovuto affrontare le menzionate sfide normative e di controllo delle autorità centrali e del presidente in persona. Ecco alcuni eventi chiave:

Sospensione dell’IPO di Ant Group: nel novembre 2020, Ant Group, una società di tecnologia finanziaria affiliata ad Alibaba, avrebbe dovuto lanciare un’offerta pubblica iniziale (IPO) molto attesa a Shanghai e Hong Kong. Tuttavia, pochi giorni prima dell’IPO, le autorità di regolamentazione cinesi hanno interrotto la quotazione, adducendo preoccupazioni sulla corporate governance di Ant Group e sui potenziali rischi per il sistema finanziario. La mossa è stata vista come una battuta d’arresto significativa per Jack Ma e ha sollevato interrogativi sull’influenza e la regolamentazione dei giganti della tecnologia in Cina.

Indagine antitrust: nel dicembre 2020, l’Amministrazione statale cinese per la regolamentazione del mercato (SAMR) ha avviato un’indagine antitrust su Alibaba. L’indagine si è concentrata su presunte pratiche monopolistiche, tra cui l’impedimento ai commercianti di vendere su piattaforme concorrenti e gli accordi di partnership esclusiva che limitavano la concorrenza. Nell’aprile 2021, Alibaba è stata multata per un importo record di 18,2 miliardi di yuan (2,8 miliardi di dollari) a seguito delle indagini.

Aumento del controllo normativo: a seguito dell’indagine antitrust, c’è stato un aumento complessivo del controllo normativo nei confronti delle società tecnologiche in Cina. Il governo cinese ha introdotto normative più severe volte ad affrontare le preoccupazioni relative alla privacy dei dati, al dominio del mercato, e ai rischi finanziari. Questo contesto normativo ha avuto un impatto su Alibaba e altre importanti società tecnologiche che operano in Cina.

È importante notare che le ragioni specifiche alla base dell’aumento del controllo e delle azioni normative contro le società di Alibaba e Jack Ma sono molteplici e coinvolgono dinamiche complesse tra il governo cinese, il panorama aziendale e l’evoluzione delle priorità normative. Le azioni intraprese dalle autorità cinesi fanno parte di uno sforzo più ampio per promuovere una concorrenza leale, affrontare i rischi percepiti e affermare un maggiore controllo sul settore tecnologico.

I risultati imprenditoriali e la leadership visionaria di Jack Ma gli hanno fatto guadagnare riconoscimenti sia in Cina che a livello internazionale. È stato nominato come una delle persone più influenti al mondo da varie pubblicazioni. Inoltre, Jack Ma è stato anche coinvolto nella filantropia e ha istituito la Jack Ma Foundation, concentrandosi su iniziative di istruzione, protezione ambientale e salute pubblica.

La situazione di Jack Ma e delle sue imprese, come Alibaba e Ant Group, mette in luce le sfide che gli imprenditori e le aziende tecnologiche possono affrontare nel contesto politico e normativo cinese. Il crescente controllo governativo sul settore tecnologico può essere considerato un riflesso delle priorità politiche e delle preoccupazioni sulla sicurezza nazionale. Tuttavia, può anche essere visto come una prova della necessità di bilanciare la crescita economica e lo sviluppo tecnologico con la stabilità sociale e la protezione dei consumatori.

In conclusione, mentre le opinioni possono variare sulla natura dell’approccio economico e geopolitico della Cina e sulla situazione specifica di figure di spicco come Jack Ma, è importante considerare che queste questioni sono complesse e spesso soggette a interpretazioni diverse. Il dibattito costruttivo e l’interazione tra diverse prospettive può contribuire ad una migliore comprensione di queste sfide e delle dinamiche in gioco.

Infine, vorrei sottolineare che rispettare opinioni diverse e mantenere un dialogo aperto e civile è fondamentale per una discussione sana e produttiva su argomenti come questi, rifiutando l’idea che io possa insegnare qualcosa di cosi complesso, ben altri sono i Maestri.

Sono grato per la possibilità di condividere le mie idee e torno a ribadire che apprezzo il tono educato e rispettoso del post o dei post del sig. Emanuele Mezzasalma. D.P.

Per una nazione da 1400 milioni di abitanti, servono le strade affinché si possano muovere genti e le loro merci